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LR

L’idea mi venne guardando la bottiglia. C’è sempre uno stupore quando qualcosa ti appare in modo da indurre in te un pensiero nuovo. La bottiglia di LR invita a uno sguardo attento, a scorgere il suo manifestarsi senza svelare tutto il suo mistero. Osservando la bottiglia si vede che l’etichetta sta dietro, schermata dal vetro e da una rete metallica che ricorda una maschera che si usa nella scherma.
Quella visione della scherma che la bottiglia provoca ha guidato la ricerca e il racconto per immagini. Per LR si voleva tenere un filo sottile tra rivelazione e mistero.

Il concetto, quando si è finito di concettualizzare, deve cedere il passo all’estetico, che è quel salto che permette a un vino di trionfare qualitativamente. Come avviene con la flèche, o frecciata, quel salto che dopo una lunga preparazione compie Elena Biasi – la schermitrice altoatesina che ho scelto – provocando un movimento che investe la natura, la vigna, l’uva. Fino al vino che si agita nel calice.

Accanto alla schermitrice che compie gesti attenti che seguono linee rigorose – la scherma è una disciplina lineare e rigorosa fatta di attese, momenti rapidi e fatiche fisiche importanti – c’è la presenza di Luis Raifer. Nel video apre la porta, un gesto simbolico che ricorda lo schiudersi della porta dell’innovazione in Alto Adige. Infatti Luis Raifer ha trionfato perché ha creduto, osato, sperimentato, dopo avere a lungo riflettuto, portando una visione nuova di ciò che ai suoi tempi in Alto Adige non si faceva. È stato, a rigor di cronaca, tra i primi pionieri in Alto Adige.

Nel video ci sono due protagonisti: Luis Raifer ed Elena Biasi – il vino LR e la schermitrice – come due vite parallele. I sogni di un uomo, se reali, provocano movimenti e si connettono all’universo. Quando un uomo crede, muove un mondo intorno a lui e Luis Raifer lo ha fatto con l’eleganza di una schermitrice. Se mi chiedessero cosa ci fanno quei due nel video, la mia risposta sarebbe semplice: lei è la proiezione di lui.

Pinot Nero Lafóa

I vini eccezionali hanno bisogno di tempo. Tanto. Per il progetto ‘Pinot Nero’ della Cantina Colterenzio ci è voluto un decennio e il risultato parla da sé. Potente, elegante, di carattere: un Pinot Nero dell’Alto Adige. Un nuovo vino Lafóa.

L'Heure Esquise

Lafóa rappresenta per la Cantina Colterenzio ben più di una linea di vino. Lafóa è legata inscindibilmente alla storia e all’evoluzione della Cantina negli anni. Per questa ragione Colterenzio ha voluto dedicarle un’opera d’arte: un cortometraggio in cui questo progredire trovasse piena espressione.

“L’Heure Esquise” ha ricevuto l’attenzione di diversi festival internazionali, vincendone diversi. Al “Florence Film Awards” ed al “Venice Film Awards” nella categoria “miglior cortometraggio”, mentre agli “Oniros Film Awards” e agli “International Film Awards” di New York come “miglior spot pubblicitario”. Lo stesso riconoscimento ricevuto anche ad uno dei film festival online più importanti a livello mondiale, il “Top Shorts”.

Il film è stato realizzato in collaborazione con il regista Carlo Guttadauro e il suo team AnamCara.

Pfefferer

Una bottiglia verde brillante, un'etichetta sbarazzina e un gusto fresco, delicatamente aromatico. È il Pfefferer. Apprezzatissima star da ormai 40 anni.

Video aziendale

A Colterenzio il numero 300 è carico di significati: 300 giorni di sole, 300 soci, 300 ettari di vigne.

Fondata nel 1960 nei pressi di Appiano, la Cantina Colterenzio è frutto della volontà di 26 viticoltori che, stanchi di essere dipendenti dai commercianti di vino dell’epoca, decisero di ribellarsi, dando vita a una propria cooperativa che prese il nome dall’omonimo borghetto, in tedesco “Schreckbichl”. Questi vignaioli vengono ricordati come dei pionieri anche perché, dopo la fondazione, iniziarono a seguire con costanza un percorso di qualità, il cui iniziatore fu Luis Raifer, allora presidente e direttore della giovane cantina sociale. Proprio dai suoi vigneti “pilota”, iniziò a delinearsi un nuovo concetto di qualità, che si diffuse presto tra i membri della cooperativa, i quali sperimentarono la creazione di gruppi di varietà con nuovi vitigni. Tutt’oggi, soci e collaboratori della cantina perseguono assiduamente questo modello.

Le uve vengono coltivate su una superficie complessiva di 300 ettari tra i 230 e i 650 metri di altitudine, in una delle migliori aree vitivinicole dell’Alto Adige. Vengono prodotte complessivamente 14 varietà; il 35 percento dei vini sono rossi, mentre il restante 65 percento sono bianchi. A Colterenzio si lavora da sempre in armonia con la natura e non solo in vigna, dove le uve vengono coltivate con estrema delicatezza e raccolte esclusivamente a mano, bensì anche in cantina. Qui, infatti, dal termine dei lavori di ammodernamento nella primavera del 2012, con pannelli fotovoltaici e un sistema di recupero del calore si produce anche la maggior parte di energia elettrica necessaria per i processi lavorativi.